Bìguān: la via orientale del business e le decisioni nel silenzio.
Nel mondo degli affari siamo abituati a prendere decisioni attraverso riunioni, dati, analisi e ricerche di mercato.
È un passaggio quasi naturale e spesso indispensabile.
Anche in Oriente il mondo imprenditoriale segue naturalmente questa strada.
Tuttavia, sempre più imprenditori scelgono anche un approccio molto diverso.
Spengono il telefono, interrompono le comunicazioni e si allontanano temporaneamente dalla normale attività lavorativa.
Solitamente un tempio su una montagna è il ritiro preferito per questa pratica ma ci sono anche altri luoghi adatti a questo scopo.
Non si tratta necessariamente di fuggire dal business. Al contrario, l’obiettivo può essere quello di ritornare con maggiore lucidità alle decisioni importanti.
Nella cultura cinese esiste un concetto particolarmente interessante: il Bìguān (闭关).
Si tratta di un’antica pratica collegata alle tradizioni spirituali cinesi. Oggi il termine viene utilizzato anche in contesti completamente laici.
Ma cosa significa realmente Bìguān? E cosa può insegnare questa pratica a un imprenditore moderno?
Che cos’è il Bìguān (闭关)?
La parola Bìguān (闭关) è composta da due caratteri cinesi.
闭 (bì) significa “chiudere”. 关 (guān) può indicare una porta, un passaggio oppure una barriera.
L’espressione richiama quindi l’idea di chiudere la porta e separarsi temporaneamente dal mondo esterno.
Il Bìguān non nasce come recente moda legata al benessere. Le sue radici sono molto più antiche.
Nelle tradizioni taoiste e buddhiste cinesi, il ritiro permetteva di dedicarsi alla meditazione e alla disciplina personale.
Il praticante limitava fortemente i contatti con l’esterno.
In alcune forme di ritiro venivano ridotte anche conversazioni, letture e altre possibili distrazioni.
L’obiettivo era concentrare l’attenzione sul proprio percorso interiore.
Il concetto fondamentale rimane quindi quello della separazione volontaria dal rumore esterno.
Ed è proprio questo principio che rende il Bìguān interessante anche nel mondo contemporaneo.
Una pratica con radici nella storia cinese
Il ritiro spirituale possiede una lunga storia all’interno delle tradizioni religiose cinesi.
Uno degli esempi più conosciuti riguarda Wang Chongyang (王重阳).
Wang Chongyang visse nel XII secolo e fu il fondatore della scuola taoista Quanzhen.
Secondo la tradizione, trascorse un lungo periodo isolato in un luogo chiamato “Tomba dei Morti Viventi”.
Il nome può apparire inquietante agli occhi occidentali.
L’obiettivo era però creare una separazione radicale dalla normale vita sociale.
Esperienze simili mostrano quanto l’isolamento fosse considerato uno strumento di trasformazione personale.
Naturalmente, il moderno Bìguān non deve necessariamente assumere caratteristiche religiose.
Una persona può utilizzare lo stesso principio in maniera completamente laica.
Jack Ma e il Bìguān
Un caso particolarmente interessante riguarda Jack Ma (马云), fondatore di Alibaba.
Le cronache cinesi raccontano dei suoi ritiri sul monte Jinyun, vicino a Chongqing. Durante uno di questi periodi, Ma seguì regole estremamente rigide.
Il telefono rimaneva spento.
Anche computer e Internet erano esclusi.
Le conversazioni venivano eliminate e i contatti con l’esterno ridotti drasticamente.
L’aspetto più interessante riguarda però l’interpretazione data dallo stesso imprenditore alla pratica.
Jack Ma non descrisse il ritiro come una fuga mistica dal mondo aziendale.
Lo considerava piuttosto un modo per uscire temporaneamente dalla normale prospettiva dell’ufficio.
Il distacco gli permetteva di osservare problemi aziendali da un punto di vista differente.
In altre parole, il Bìguān diventava una sorta di riavvio mentale.
L’imprenditore smetteva temporaneamente di gestire l’azienda per tornare a pensare all’azienda.
Steve Jobs: una strada diversa verso il silenzio
Un percorso differente, ma interessante per confronto, riguarda Steve Jobs.
Nel 1974 Jobs intraprese un viaggio in India alla ricerca di esperienze spirituali. Successivamente sviluppò un profondo interesse per il Buddhismo Zen.
Una figura particolarmente importante fu il monaco giapponese Kōbun Chino Otogawa. Jobs mantenne con lui un rapporto durato molti anni.
La meditazione Zen influenzò il suo modo di osservare il mondo e il proprio processo creativo.
Jobs stesso descrisse gli effetti della meditazione sulla mente e sull’intuizione. Con il tempo, spiegava, la mente può rallentare e lasciare spazio a percezioni più sottili.
Non significa che Apple prendesse decisioni aziendali semplicemente attraverso la meditazione.
Il punto interessante è un altro.
Anche uno dei protagonisti dell’innovazione tecnologica attribuiva grande importanza al silenzio e alla concentrazione.
Bìguān nella lingua cinese contemporanea
Oggi 闭关 non appartiene esclusivamente al vocabolario religioso.
Il termine viene utilizzato anche metaforicamente nella normale lingua cinese.
Una persona potrebbe dire: 我要闭关一个月 Wǒ yào bìguān yí ge yuè. “Mi ritiro per un mese.”
Naturalmente, non significa necessariamente entrare in un monastero taoista.
Può semplicemente indicare un periodo dedicato intensamente a un obiettivo.
Esistono anche espressioni come 闭关思考, cioè “ritirarsi per pensare”.
Un’altra formula è 闭关学习, utilizzata per indicare un periodo di studio intensivo.
Troviamo inoltre 闭关修炼, letteralmente collegata all’idea di ritirarsi per perfezionarsi.
Nel linguaggio moderno può essere utilizzata anche in maniera figurata.
Dal Bìguān al “ritiro strategico”
Nel mondo aziendale il concetto diventa particolarmente interessante.
Si incontra anche l’espressione informale 战略闭关, zhànlüè bìguān.
Possiamo tradurla liberamente come “ritiro strategico”.
Il concetto è semplice.
Per alcuni giorni si interrompe volontariamente la normale operatività.
Niente riunioni continue.
Niente telefonate non indispensabili.
Niente notifiche.
Niente problemi quotidiani da risolvere immediatamente.
Rimane invece uno spazio dedicato alla strategia.
Bìguān, quindi, non significa semplicemente “lavorare da soli”.
Conserva l’idea di una separazione volontaria e temporanea dal rumore esterno.
La sequenza potrebbe essere riassunta così:
ritiro → silenzio → concentrazione → riflessione → nuova direzione → ritorno all’azione.
Questa sequenza spiega perché il concetto può risultare interessante anche per un imprenditore.
Il Bìguān può servire anche a un piccolo imprenditore?
Non è necessario guidare una multinazionale.
Il principio può essere interessante anche per un piccolo imprenditore o un professionista.
Immaginiamo due giorni completamente separati dall’operatività quotidiana.
Niente email.
Niente telefonate.
Niente riunioni.
Niente social network.
Solo alcune domande importanti.
Quali attività stanno realmente producendo valore?
Quali attività assorbono tempo senza generare risultati?
Cosa dovrei smettere di fare?
Dove voglio portare l’azienda nei prossimi tre anni?
Quale progetto merita realmente il mio tempo?
Quali collaborazioni possono aiutarmi a raggiungere i miei obiettivi?
Quali ostacoli continuano invece a rallentarmi?
Sono domande apparentemente semplici.
Tuttavia, durante una normale giornata lavorativa raramente abbiamo il tempo necessario per affrontarle seriamente.
Smettere di lavorare per iniziare a pensare
Questo è forse l’aspetto più interessante del Bìguān applicato al business.
Un imprenditore trascorre gran parte della giornata prendendo piccole decisioni.
Clienti, fornitori, dipendenti, banche, email e problemi operativi richiedono continuamente attenzione.
Essere occupati, però, non significa necessariamente pensare strategicamente.
A volte bisogna uscire temporaneamente dal sistema per riuscire a osservarlo.
Il Bìguān propone esattamente questa possibilità.
Non sostituisce dati, esperienza o ricerche di mercato.
Non promette nemmeno decisioni infallibili.
Offre semplicemente qualcosa diventato molto raro: tempo senza rumore.
Ed è possibile che alcune grandi decisioni nascano proprio quando smettiamo temporaneamente di cercare risposte.
Nel prossimo articolo parleremo di un’altra antica pratica cinese: il Bigu (辟谷).
Il principio è differente dal Bìguān, ma altrettanto interessante.
E scopriremo perché questa pratica continua ancora oggi ad attirare l’attenzione nella Cina contemporanea.

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